Quency raggiunse la sua postazione di Ufficiale Scientifico con 6 minuti di ritardo e si guadagno’ un’occhiataccia di rimprovero dal Comandante. “Mi scusi Signore, sono in ritardo”. “Signor Quency, lei e’ sempre in ritardo, di poco, ma in ritardo. Crede che un sistema militare possa reggersi sull’approssimazione e sulla superficialita’? Questa e’ una nave militare, a bordo di sono dei militari e, soprattutto, ci sono io. Vorrei che cercasse di essere puntuale per lo meno come forma di rispetto per il sottoscritto!”. Quency si limito’ ad annuire con il capo e non disse niente. Sapeva benissimo, come ogni altro membro a bordo, che era assai sconveniente replicare ad una lavata di testa di Jordan. Era come buttare benzina sul fuoco. Anche Jordan era cosciente di questo e la cosa gli piaceva molto. Era altrettanto cosciente del fatto che, forse, non doveva rimproverare un ufficiale in pubblico, alla presenza di altri ufficiali, ma questo era quanto. Non si poteva andare troppo per il sottile quando fuori c’era un mostro gassoso di svariati miliardi di miliardi di tonnellate pronto ad inghiottire nella sua atmosfera qualsiasi cosa gli passasse a tiro. I dinamometri gravitazionali cominciarono a farsi sentire. Saturno stava iniziando ad esercitare la sua presa sulla Queen Elisabeth. Unity immediatamente regolo’ la spinta delle turbine e l’allarme cesso’ prima che gli uomini potessero praticamente udirlo. La nave stava sfuttando la spinta gravitazionale di Saturno per puntare verso l’orbita di Plutone. Fortunatamente Nettuno ed Urano erano molto lontani, da qualche parte dall’altro lato del Sole, e quindi non costituivano un problema. Il volo spaziale a breve raggio era ormai una routine per la razza umana, ed attraversare sistemi planetari non era cosa di cui preoccuparsi, ma l’Uomo aveva imparato, a sue spese, che non ci si poteva mai rilassare li’ fuori.
Sole?”. “Lo sarebbe stato di sicuro, ma voglio, per quanto mi sara’ possibile, ripercorrere la stessa rotta della Esmeralda, in modo da verificare se qualcosa oppure qualcuno lungo il cammino possa aver interferito e causato la scomparsa della nave”, rispose Jordan. “Posso comprendere il qualcosa Signore, ma in quanto al qualcuno lo escluderei. Qualsiasi mezzo che compisse manovre anomale o comunque non autorizzate all’interno dei sistemi monitorati, verrebbe immediatamente individuato dai sensori ed ingaggiato dai ricognitori strategici e…”. “…e quindi bloccato e scortato alla stazione spaziale piu’ vicina…si, lo so”, concluse il Comandante. “Ma vede amico mio, lo spazio e’ pieno di cose strane e, ogni qual volta nella mia carriera ho provato a dare qualcosa per scontato qui fuori, mi sono puntualmente sbagliato. Quindi la sostanza e’: facciamo la rotta dell’Esmeralda e vediamo di capire che cosa puo’ essere successo. Ora, per favore, faccia un’analisi radar, sonar e spettrografica dello scafo esterno e mi dica se vede qualcosa che non le piace”. “Si, Signore”, confermo’ Neal.
LO SCAFO
Unity avrebbe impiegato circa 6 secondi a compiere la serie di esami richiesti da Jordan, ma dato che l’ordine era stato impartito da un umano ad un’altro umano, Unity non si sarebbe mai intromettessa. La regola fondamentale era: fai cio’ che rientra nelle tue routine operative ed esegui qualsiasi ordine che ti venga impartito esplicitamente. Tutto il resto e’ irrilevante. Naturalmente Unity aveva un elevatissimo grado di capacita’ decisionale ed un certo livello di autonomia, ma tutte le sue azioni dovevano essere subordinate agli ordini degli ufficiali, al benessere dell’equipaggio ed alla salvezza della Nave. Negli anni passati erano state eseguite centinaia di migliaia di simulazioni in cui Unity si era trovata a dover decidere autonomamente ed in condizioni critiche. Ebbene, gli Eulenti avevano sempre ragito in modo positivo, cercando di produrre il massimo risultato con il minor sforzo, oppure con le minori perdite. Anche la storia del volo nello spazio riportava di situazioni reali, incidenti e fasi critiche in cui alcune varianti meno complesse di Unity avevano reagito egregiamente. Cio’ che le mancava era l’esperienza che si costruisce geneticamente in una razza attraverso milioni di anni di selezione naturale, ed anche una certa dose di creativita’ che pareva appannaggio solo delle forme di vita umanoidi; quelle dotate di un cervello unico, almeno 4 sensi, tra cui necessariamente tatto ed olfatto, ed un corpo solido che includesse protuberanze motorie e tattili (le braccia e le gambe dell’Homo Sapiens rispondevano ottimamente a tale definizione). Comunque, tutto lasciava presumere che sarebbe sempre andata bene, e questo, sicuramente, contribuiva in maniera determinante alla serenita’ a bordo delle navi in cui Unity era installata. Chi non aveva Unity, che era poi il caso della maggioranza delle navi delle Federazione, si sentiva scoperto, alla merce’ degli abissi siderali, e desiderava ardentemente poterne avere una. Ma Unity era qualcosa di cosi’ costoso e complesso che solo i Militari potevano permettersela, non su tutte le navi e molto spesso si trattava di “versioni” dalle capacita’ ridotte. Il migliore e più perfezionato “modello” di Unity era presente solo su altre 3 navi gemelle della Queen Elisabeth VIII: Alessandro Magno III, Horatio Nelson XIV e Cristoforo Colombo IV. Una volta la Federazione del Commercio aveva richiesto formalmente all’Alto Ammiragliato di Flotta (AAF) di poter partecipare al budget del brevetto, ma quando aveva visto i prospetti dei costi, aveva dovuto necessariamente declinare. Il 60% dell’intero profitto derivante dalle attività di commercio spaziale di dieci anni sarebbe dovuto andare a coprire le spese, e questo era assolutamente inattuabile. Un giorno forse chissa’… (continua...)
Neal,
riusciva ad apprendere il suo modo di pensare in termini scacchistici, il che
rendeva la previsione statistica delle sue mosse un gioco da ragazzi. Da
qualche tempo Unity mostrava di amare le vittorie schiaccianti e rapide, ed
infliggeva delle durissime lezioni al povero Timoniere. Il quale, dal canto
suo, aveva imparato una cosa fondamentale durante le ore trascore davanti alla
scacchiera: mai sottovalutare una forma di vita, solo perche’ appare piccola ed
indifesa. Le risorse della Natura sono meravigliose ed imprescrutabili. Piu’ di
una volta Neal si era soffermato a riflettere su cosa sarebbe successo alla
razza umana se gli Eulenti avessero autonomanente realizzato e compreso le loro
incredibili potenzialita’, e le avessero adoperate in modo ostile. Certo sarebbe
stata una fine indecorosa per l’Uomo. Estinto a causa di una creatura
microscopica e mono-cellulare. Ma su questo Neal aveva gia’ riflettuto
abbastanza, ed aveva concluso che rischi del genere l’Uomo li aveva corsi per
milioni di anni, quando, di volta in volta, si era trovato a combattare contro
quei killer invisibili che sono i virus! Neal conosceva abbastanza bene la storia umana e
ricordava di aver letto che l’AIDS era stato sconfitto solo nel XXII secolo,
dopo che quel mostro appuntito aveva causato milioni di decessi sulla Terra.
Per non parlare poi dell’Ebola la cui cura risaliva solo al XXIV secolo, dopo
oltre un miliardo di morti. Neal ricordava benissimo il professore di storia
naturale all’Accademia, il quale gli aveva raccontato la storia di quell’azienda di
import/export che aveva fatto entrare clandestinamente, in Europa ed in
America, centinaia di scimmie ammalate. Il terribile virus aveva fatto cosi’ il
suo ingresso nel mondo civilizzato. D’altronde l’Uomo aveva sempre dimostrato un’ottima
propensione al suicidio di massa, e quindi non c’era da meravigliarsi affatto
se cose del genere erano potute accadere. Intanto Unity aveva vinto la 4a
partita in 28 minuti, e questo fece pensare a Neal che forse era il caso di
tornare sul ponte di comando a dare un’occhiata alla rotta ed allo stato dei
propulsori. E cosi’ fece. Unity lo accolse sul ponte uno con un sorriso
olografico che aveva tutta l’aria di prenderlo in giro per l’ennesima partita
persa malamente. “Mi sa che dovro’ proprio farci l’abitudine” penso’. “Quei
dannati cosi minuscoli mi faranno perdere la pazienza un giorno o l’altro”.
“Cos’e’? Non conosce il sentimento della sconfitta Signor Neal?” chiese Jordan,
che spunto’ dalla penombra del boccaporto di dritta. “No Signore, e’ solo che
ogni tanto mi piacerebbe quanto meno avvicinarmi allo scacco, mentre Unity
sembra che si diverta a trattarmi come un principiante”. “Ma tu sei un
princiante Neal”, commento' maliziosamente Unity, “almeno se paragonato a me. In
fin dei conti l’importante e’ partecipare e cercare di migliorarsi”. “Si, si,
come dici tu, ammasso gelatinoso di moscerini”, concluse Neal, e si dedico’
quindi al suo lavoro. Prima che Neal potesse chiederlo, Unity lo aggiorno’
sulla situazione circa la turbina numero 8 e del fatto che aveva previsto di
riportarla in efficienza subito dopo aver superato Saturno. Neal fece un cenno
di assenso con la testa e passo’ a studiare la rotta. “Unity, estrapolami per
favore il sotto-percorso 4, quello che va dall’uscita dal Sistema Solare al
sistema di Betelgeuse”. Immediatamente si materializzo', nella sfera olografica
del ponte di comando, tutto il materiale associato a quella tratta del
percorso. Neal poteva ispezionare visivamente ed elettronicamente, con
l’ausilio del suo terminale olografico da polso, la rotta, i suoi nodi, le
varie velocita’, le correzioni di assetto, i piani di emergenza in caso
d’imprevisti e, naturalmente, il tempo necessario a compiere la tratta, nodo
per nodo, oppure in totale. “Non ti sembra che questa rotta sia come dire un
tantino anti-economica Unity?”. “Ti riferisci al nodo 23 Neal?”. “Gia’. Mi
sembra che la stiamo prendendo un po’ larga e potremmo risparmiare qualche
giorno se passassimo di qui”, indicando un’area olografica all’interno della
sfera. “Cio’ che dici e’ corretto, ma i miei calcoli indicano che esiste il 34%
di probabilita’ che da quelle parti si verifichi una breccia subspaziale, a
causa dei residui del passaggio di un filamento. Non vorrei dover subito
stressare la turbina numero 8 dopo averla riparata”. “In effetti non sarebbe
una buona idea. OK, procedi pure con la rotta che hai inserito”. “Si, Neal”.
“Comandante” disse Neal rivolgendosi a Jordan, “non sarebbe stato piu’ semplice
creare subito il campo sferico di gravitoni ed uscire dal Sistema Solare
passando allo Zenith del (continua...)
stesso e la sua misera realta’mortale a quel meraviglioso insieme di micro-organismi. Unity rappresentava la perfezione e, molto spesso, la incarnava piuttosto bene.
IL DISTACCO DA SOL-1
Il capitano non si perdeva abitualmente nell’ammirare lo spazio esterno, ma l’effetto della distanza dal Sole creava con i colori di Jupiter-1 (questo il nome di Giove) una vista meravigliosa. Sol-1, visto da qui, era poco piu’ di una piccola lampada bianco-giallastra, ed i suoi riflessi sulla superfice del gigante rosso diffondevano una serie di linee rosate verso la cintura di asteroidi. Jordan penso’ che anche laddove la Natura era cosi’ ostile alla maggior parte delle forme di vita, essa riusciva comunque a manifestare armonia e pace. Ma il senso di pace non riusciva a penetrare l’anima di Jordan: i suoi timori sull’efficienza della nave erano al di sopra di tutto.
“Unity, qual e’ il livello generale di funzionamento della nave, e cosa prevedi per questo viaggio?”, domando’. “Tutti I sistemi sono operativi entro i parametri standard, eccetto una delle turbine magnetiche che sono sicura pero’ di poter riallineare in modo soddisfacente, prima dell’ingresso nel Tunnel di Sol-1. Le celle gravitazionali sono al 100% del livello di carica e l’erogazione di gravitoni e’quasi costante, anche se in questo momento la nave viaggia molto al di sotto delle sue possibilita’, per via della rotta di allontanamente da Giove che ci portera’ a sfiorare Saturn-1 fra 4 ore e 37 minuti”. “Aspetta un attimo Unity! Sfiorare Saturn-1? Ma che razza di storia e questa?!”. L’ultima cosa che Jordan voleva era doversi scontrare con la gravita’ del gigante degli anelli, con una nave non revisionata ed una turbina non allineata. “Unity, sai bene che una turbina non allineata portera’ una scompenso nel campo gravitazionale della nave. Che succede se lo scompenso si affaccia, come dire, un po’ troppo verso quel mostro di gas ghiacciati?”. “Capitano, ho modificato la spinta delle altre 23 turbine e, per prevenire ogni tua richista, ho appena riverificato 1 miliardo di volte i miei calcoli. Ti garantisco che l’assetto della nave e’ perfettamente stabile e l’attrazione di Saturno ci fara’ deviare solo di due 2 minuti rispetto alla rotta originaria per il Tunnel. Prima dell’ingresso nello stesso, la turbina numero 8 sara’ stata riallineata, e quindi riprogrammero’ l’erogazione di tutte le altre per riportare la Queen Elizabeth al suo assetto naturale. Non ci sara’ nessun inconveniente; questo ho previsto. Riguardo invece alla tua seconda domanda, sto trasferendo al tuo terminale olografico da polso la lista di incovenienti che ho previsto per questo viaggio. Vorrei che tu gli dessi un’occhiata, con attenzione particolare ai punti 5 e 7 e poi vorrei che ne parlassimo”. “Problemi Unity?”. “Non direi Capitano, ma preferisco conoscere il suo parere prima d’intraprendere qualsiasi azione correttiva”. “Ok, Unity, dammi sei ore e poi, dopo aver superato Saturno procedi ad aumentare la velocita’ a 0.7, fino a quando non intercetteremo l’ellittica di Pluto-1. Decidi tu la rotta migliore per lasciare il sistema solare. Quando saremo fuori, chiamami e discuteremo di quanto mi accennavi prima”. “Rotta gia’ calcolata ed appena inserita. Chiamero’ quando sara’ il momento”.
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Neal
era un eccellente giocatore di scacchi ed aveva messo alla prova piu’ di una
volta la sua abilita’contro Unity. Naturalmente non c’era nulla da fare: prima
che Neal muovesse per la seconda volta uno dei suoi pezzi, Unity aveva gia’
calcolato tutte le possibili varianti della partita ed impostato altrattante
strategie per vincere in tutta sicurezza. Lo scontro era assolutamente impari.
“E’ come pretendere di giocare da soli una partita di Baseball contro i New
York Mets del XX secolo”, penso’ Neal, ridacchiando in silenzio. Inoltre Unity,
ogni volta che si misurava con (continua...)
prima. L’Unita’ Cybernetica Sensiente non era il frutto della tecnologia umana: era composta da una miriade di forme di vita che permeavano l’intera nave! La razza degli “Eulenti” era incredibile: microrganismi costituiti principamente d’idrogeno, e quindi completamente volatili. Si scopri’ che aggregando un certo numero (in termini di milioni di miliardi) di Eulenti, essi tendevano a costituire una sorta di unita’ matematica che, sfruttando connessioni chimiche, riusciva a manipolare dati ad una velocita’impressionante. Quella degli Eulenti era una razza estremamente arretrata e, nelle loro singolarita’, non li si sarebbe mai considerati una forma di vita evoluta. Non si erano mai accorti dell’incredibile potenziale a loro disposizione! Uniti insieme diventavano una creatura potentissima, affidabile e soprattutto senziente, ad un livello inimmaginabile per qualsiasi altro essere vivente conosciuto. All’interno della nave scorrevano migliaia di chilometri di tubi, completamente saturi di Eulenti. Alcuni terminali mettevano l’equipaggio e gli incredibili esseri in condizione di comunicare reciprocamente. Allo stesso tempo tutte le unita’ di controllo, di gestione, di guida, di supporto, tutte le armi, i motori, i sistemi di emergenza, in altre parole la nave nella sua interezza, erano affidati al controllo diretto degli Eulenti. Che, a loro volta, non intraprendevano nessuna azione indipendente, ma si limitavano ad eseguire gli ordini impartiti loro dall’equipaggio, oppure dalle routine standard inserite nei banchi di memoria cybernetica. La memoria cybernetica era un’altra fantastica scoperta. Era sufficiente lasciare il controllo dei supporti di memorizzazione ottici di un qualsiasi computer agli Eulenti, che questi lo gestivano completamente, sviluppando un rendimento, in termini di spazio occupato, di velocita’ di accesso alle informazioni e modalita’ di stoccaggio delle stesse, a dir poco disarmante. Cio’ che una volta sarebbe stato un supporto della capacita’ di 1 Tera-Byte con tempi di accesso nell’ordine dei nano-secondi, diventava un’unita’ cybernetica di circa 100 Tera-Byte con tempi di accesso calcolabili, o meglio non calcolabili, in termini inferiori ai pico-secondi. In un solo caso gli Eulenti avrebbero agito autonomamente: quando tutti i membri dell’equipaggio fossero stati, per un motivo o per un altro, impossibilitati a prendere decisioni, oppure quando la vita della stessa nave e le sorti del personale di bordo fossero state in gravissimo pericolo. Le capacita’ mentali degli Eulenti, una volta aggregati, erano stupefacenti. Non solo la qualita’ dei calcoli era infinitamente superiore e piu’ accurata di quella di qualsiasi altro computer “normale”, ma la velocita’ era superiore a qualsiasi percezione umana o elettronica. Si sarebbe potuto affermare che gli Eulenti elaborassero ed agissero piu’ velocemente dei fattori esterni che, di volta in volta, scatenassero i loro calcoli. In realta’ essi operavano in tempo reale, e si sa che il trascorrere di nano-secondo oppure di un pico-secondo non e’ alla portata della percezione umana e di tanti altri calcolatori inventati dell’uomo. Tutto cio’ funzionava in una meravigliosa armonia, e non era affatto merito dell’Uomo. Gli Eulenti erano i compagni migliori che qualsiasi essere vivente potesse sperare di incontrare. Una volta constatate le loro meravigliose possibilita’ e che tutto cio’ che erano diventati lo dovevano all’Homo Sapiens, avevano deciso di servirelo per sempre. Essi erano felici di cio’ che facevano e quella nuova dimensione li rendeva completi. Si erano anche dati un nome, o meglio avevano dato un nome al meraviglioso sistema che essi costituivano. A bordo di ogni nave della classe della Queen Elisabeth VIII dunque era presente “Unity”. Un nome che solo in parte lasciava intuire le meravigliose capacita’ di quegli esseri, ma che al tempo stesso era considerato una specie di portafortuna universale. Unity era anche la rappresentazione vivente dell’obiettivo che l’umanita’ si era posta da molti secoli. Vivere uniti in perfetta armonia di sentimenti e d’intenti, ma sfortunatamente si era ben lontani da questo. In ogni caso gli Uomini accettarono di buon grado quel nome e lo adottarono senza remore. Inutile dire che molti ufficiali, soprattutto gli ingegneri dei sistemi di bordo, avevano affibbiato una serie infinita di nomignoli ad Unity, ma questo rendeva l’interazione tra Uomo ed Eulenti quantomeno piu’ divertente ed informale. In effetti un Uomo non poteva che provare auto-commiserazione e, a volte, vergogna quando paragonava se (continua...)
La nave era gia’ sulla rotta per il Tunnel di Hort ma il capitano Jordan non era affatto tranquillo. Tutti i frettolosi preparativi avevano impedito perfino i controlli di routine di tutti i sistemi di base dell’immensa astronave. La “Queen Elizabeth VIII” era una delle piu’ grandi navi a lungo e lunghissimo raggio della Galassia I (questo il nome della Via Lattea più comunemente indicato sulle carte stellari), ed era stata progettata per essere in grado di compiere voli interstellari per almeno 1500 anni terrestri. I suoi sistemi di sostentamento, di riciclaggio e supporto vitale erano quanto di meglio la tecnologia offrisse nel XXXV secolo. Considerando poi che la nave poteva sfruttare gli innumerevoli tunnel disseminati nello spazio, essa era in grado di avvicinarsi ad un sistema abitato nel giro di pochi giorni, rifornirsi, riparare gli eventuali danni e ripartire. Per questo motivo la si poteva considerare una viaggiatrice dello spazio “a ciclo continuo”. Di norma servivano quarantott’ore per revisionare tutti i sistemi, ricaricare o sostituire le celle gravitazionali, e ripristinare le scorte di cibo, i liquidi ed i materiali vari. Naturalmente bisognava provvedere alla riparazione oppure alla sostituzione dei pezzi e dei materiali usurati o irrimediabilmente danneggiati dalla lunga e difficile permanenza nello spazio. Ma il lavoro che richiedeva piu’ tempo era senza dubbio il ripristino dello scafo esterno: i voli interstellari presentavano uno sconveniente lato negativo: il bombardamento costante di polvere cosmica e di micro-meteoriti. I sistemi della nave erano in grado di individuare, e di conseguenza schivare oppure distruggere, qualsiasi oggetto che avesse un diametro di almeno 3 centimetri. Il problema erano i “pezzi piccoli”. Un granello di polvere, grande pochi millimetri, ma scagliato a centinaia di chilometri al secondo, possiede un’energia cinetica spaventosa, e puo’ perforare svariati centimetri di acciaio. Per questo la corazza della Queen Elizabeth VIII era costituita di 20 strati di titanio arricchito con materia esotica. Tale protezione la rendeva praticamente immune a qualsiasi sgradevole incontro, a condizione pero' che la materia esotica fosse continuamente rigenerata e posizionata. Tutto cio’ poi andava periodicamente revisionato e ripristinato, e l’opera era spesso lunga e sempre costosa. La Queen era una astronave mastodontica: lunga circa 28 Km e larga mediamente 750 metri. Della sua lunghezza totale, circa 25 Km erano occupati dai propulsori interstellari e da tutti gli accessori necessari al loro funzionamento, ed i restanti 3 Km accoglievano tutte le strutture di bordo, soprattutto armi, ma anche stive, hangar navette, sistemi elettronici, alloggi dell’equipaggio, bar, mense e cosi’ via. Esteticamente la nave era completamente nera, per evitare qualsiasi avvistamento visivo nello spazio profondo. Era anche dotata di un sistema capace di riflettere la maggior parte dei raggi sensori conosciuti. Vista dal di fuori, essa appariva come una lastra a forma di parallelepipedo, alta non più di 220 metri. In sostanza la Queen Elisabeth VIII era la più grande nave della Federazione, e ne esistevano solo 4. In quella occasione l’intera operazione di verifica era stata fatta durare meno di 10 ore. Il risultato era che nessun sistema era stato controllato, e la nave aveva ripreso il suo viaggio praticamente cosi’ come era arrivata nell’orbita di Europa. La base orbitale di Europa era la piu’ grande dell’intero sistema Sol1 (questo il nome del Sistema Solare). Il Comando di Flotta era stato chiaro: bisognava ripartire subito alla ricerca dell’“Esmeralda”, una nave passeggeri sparita nel nulla nel sistema di Teti 4.
Jordan si allontano’ dal ponte di comando per qualche minuto, completamente assorto nei suoi pensieri. Non era uomo da rischiare il suo equipaggio su una nave in quelle condizioni, eccellente certo, ma comunque mal revisionata; ma non era nemmeno uomo da abbandonare 3500 persone nello spazio. Dopo 25 anni di carriera ,Jordan aveva vissuto ogni genere di esperienza e sapeva bene che lo Spazio non perdona mai…“figuriamoci poi se perdonera’ quei poi quegli sprovveduti civili”, penso’.
D’altronde, e questo era sicuramente motivo di conforto per il capitano, si poteva fare affidamento sull’Unita’ Cybernetica Sensiente di bordo. Ognuna delle 4 navi della classe della “Queen Elizabeth VIII” ne aveva una. L’invenzione, o meglio la scoperta, risaliva a circa 300 anni... (continua)